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Stalinismo
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Il termine mwewstalinismo, in senso stretto, indica la politica di mwfaStalin nel periodo in cui fu a capo dell'mwfqURSS, dal 1924 al 1953, ma di fatto ebbe profonde peculiarità che lo distinguono sia dalla linea politica di altri mwfgteorici comunisti (ad esempio mwfwLev Trockij e mwgaRosa Luxemburg), sia dal mwgqleninismo concepito da mwggLenin.

Il termine venne inizialmente usato durante gli mwhaanni '30 da parte dei critici di Stalin, ma trovò in seguitò legittimità nel dibattito storiografico. Secondo alcune scuole di pensiero, lo stalinismo fu un momento di mwhqreazione che neutralizzò la rottura avvenuta con la mwhgrivoluzione d'ottobre, riportando la Russia ad un periodo più simile a quello mwhwzarista, caratterizzato da accentuati motivi nazionali e da un governo autocratico e dispotico. Alcuni storici ritengono che con lo stalinismo si affermò una nuova mwiaclasse sociale di funzionari e burocrati, contrariamente agli ideali rivoluzionari e mwiqmarxisti dichiarati.

Vi sono anche scuole di pensiero che negano l'accezione negativa del termine, ritenendo le politiche di Stalin una naturale conseguenza del leninismo. Tra queste interpretazioni vi si trova sia un'interpretazione apologetica (che fu anche quella sostenuta dalla storiografia ufficiale sovietica, sia prima della mwiwdestalinizzazione sia, seppur con alcune differenze, in seguito), che vede nel governo di Stalin l'applicazione pratica del pensiero di Lenin (inclusi meriti ed errori), sia un'altra interpretazione, di matrice mwjaanticomunista, che sostiene che il cammino dell'URSS fosse segnato già a partire dalla rivoluzione d'ottobre, e che, anche se Stalin non fosse salito al potere, il corso degli eventi non sarebbe cambiato significativamente.cite-ref-1[1]

mwkgStalinisti furono anche definiti alcuni regimi di mwkwpaesi socialisti che si opposero alla mwladestalinizzazione, quali la mwlqCina di mwlgMao Tse-tung, la mwlwCorea del Nord, la mwmaRepubblica Popolare Socialista d'Albania, che raffreddarono i loro rapporti con l'URSS a seguito della mwmqdestalinizzazione.

Contents

Note

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Descrizione

Peculiarità

Sotto il profilo economico, la dottrina staliniana vide nell'industrializzazione forzata della Russia il passaggio decisivo per imboccare la via matura che avrebbe portato al socialismo. Sotto Stalin l'impulso massiccio allo sviluppo industriale e il ricorso ai piani straordinari (mwqaquinquennali) di conversione capitalista, sotto la mwqqsupervisione dello stato, dell'economia russa, prevalentemente agricola o fondata su un embrione industriale arretrato, divennero uno dei caratteri fondamentali e peculiari dei successivi regimi sovietici.

In un senso più largo il termine mwqwstalinismo indica spesso una visione, o se si vuole, una trasformazione delle idee del mwramarxismo e del movimento operaio in modo da creare una rigida, e piuttosto elementare, dottrina del mondo e della storia, una visione filosoficamente platonica ("oggettiva") del realismo, e la sussunzione sistematica di ogni accidente o compromesso, anche di natura più temporanea, sotto categorie teoretiche, allo scopo di fornirne una giustificazione in termini dottrinari. In questa accezione il termine mwrqstalinismo acquista una connotazione più culturale che politica. Questo è ad esempio il significato con il quale il termine viene applicato talvolta anche a partiti, idee, personalità, che in senso stretto, politico, tali non possono definirsi. E sempre in questo senso, l'atteggiamento e l'azione del destalinizzatore Khruščёv di fronte alla mwrgrivoluzione ungherese del 1956 sono stati anche definiti come mwrwstalinisti. In questa accezione mwsastalinista è spesso usato come un epiteto negativo, con un senso politico e culturale più che storico.

mwsgTrockij giudicò il regime staliniano come una forma di mwswstatalismo mwtaburocratico (impropriamente detto "mwtqcapitalismo di Stato") in cui, attraverso l'mwtgorgano statale invece che attraverso la mwtwproprietà privata, persisteva la stessa mwuaalienazione del lavoro tipica dei rapporti tra borghese e proletario.cite-ref-3[3]

Oppositori di Stalin

All'ascesa di Stalin nel controllo totale del PCUS l'unico che si oppose con continuità, sia pure inefficacemente, fu il suo principale rivale alla successione di Lenin, cioè mwxqLev Trockij. A differenza di Trockij, che riteneva che la rivoluzione socialista avesse senso solo in una prospettiva planetaria e globale (la teoria della "mwxgrivoluzione permanente"), Stalin riteneva che si dovesse accettare l'idea di un "mwxwsocialismo in un solo paese", anche se capitalisticamente arretrato come la mwyaRussia.

Trockij costituisce quella che verrà poi definita "opposizione di sinistra" a Stalin. Trockij in seguito prenderà la via dell'esilio per finire assassinato per mano di un sicario di Stalin in Messico nel 1940, dopo aver fondato la mwygQuarta Internazionale, alternativa alla Terza, di matrice stalinista.

Lo stalinismo nell'Unione Sovietica

Il corso politico di Stalin può essere caratterizzato da vari elementi. Anzitutto una feroce repressione del dissenso politico, reale o anche solo potenziale, iniziata con le mwbgmwbwGrandi purghe del mwca1935-mwcq1936, l'eliminazione dei mwcgkulaki (contadini benestanti) come classe, operazione svolta con mezzi fondamentalmente militari, potenziamento dell'esercito e deportazioni dei gruppi sociali o nazionali "ostili" o potenzialmente tali nei campi di lavoro sovietici (mwcwGulag), nei quali confluiranno poi anche molti prigionieri di guerra.

In seguito Stalin si produsse in una sistematica eliminazione di tutto ciò che potesse in qualche modo mettere in discussione il suo ruolo, o semplicemente - anche solo potenzialmente - fargli ombra. Inoltre, per assicurarsi sicuri appoggi, eliminò progressivamente ogni rappresentante di quella che di volta in volta poteva essere considerata una "vecchia guardia", sia politica sia professionale, allo scopo di sostituirla con elementi nuovi, da lui promossi, e pertanto a lui grati e fedeli. Per questo procedette ad una epurazione massiccia della stessa mwdqArmata Rossa, promuovendo giovani quadri e ufficiali, sulla base di requisiti di fedeltà più che di capacità, a scapito degli elementi più esperti, ma per questo motivo più potenzialmente autonomi. A tal proposito è diffusa l'opinione (espressa nei suoi scritti su Stalin, ad esempio, da Roy Medvedeev) che agli esiti di questa operazione, oltre a specifici errori di Stalin, si debba la relativa facilità con la quale le mwdgarmate tedesche penetrarono profondamente nel territorio sovietico nel corso dell'mwdwoperazione Barbarossa nonostante il preavviso a Stalin fornito da numerosi indizi e le segnalazioni fornite dalla spia sovietica presso i tedeschi mweaRichard Sorge.

Allo scopo di allestire i processi (mwegmwewpurghe) venivano utilizzate false accuse (spionaggio verso paesi stranieri, mwfatrockijsmo, frazionismo, in arte "formalismo", deviazionismo, cosmopolitismo, ecc.) che spesso venivano confermate dagli stessi interessati, per un malinteso senso di fedeltà alla causa e al partito (la cui valenza andava oltre la contingenza dell'accusa), o nella speranza di essere giustiziati ponendo così rapidamente fine alle sofferenze date dalle torture.

Altro elemento che caratterizza il corso politico di Stalin è il recupero del nazionalismo panrusso, l'ostilità verso il "mwfgcosmopolitismo" e, in genere, contro ogni tendenza che subordinasse l'interesse nazionale, inteso nel senso più tradizionale, ad interessi più generali, anche se rivoluzionari o internazionalisti.

Sotto il governo di Stalin la mwgaČeka, poi trasformata in mwgqNKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni), la temuta mwggpolizia segreta sovietica, raggiunse l'apice del suo potere. Tuttavia neanche essa era dotata di un potere indipendente, e lo stesso suo capo mwgwNikolaj Ivanovič Ežov, così importante da dare per il periodo del suo apogeo il nome alle purghe (chiamate allora in URSS mwhaezovcine), finì vittima a sua volta di una purga. Vi sono testimonianzecite-ref-4[4] che Stalin si fosse dotato di una rete di informatori del tutto autonoma, personale, che egli utilizzava, alla bisogna, contro i dirigenti da lui stesso favoriti e nominati.

La mwigcarestia sovietica del 1932-1933 fu una grande carestia che uccise milioni di persone nelle principali aree produttrici di mwiwgrano dell'mwjaUnione Sovietica, incluse l'mwjqUcraina, il mwjgCaucaso settentrionale, la mwjwregione del Volga e il mwkaKazakistan,cite-ref-5[5] gli mwlqUrali meridionali, e la mwlgSiberia occidentale.cite-ref-6[6]cite-ref-7[7] L'mwnwHolodomor in Ucraina e la mwoacarestia kazaka del 1930-1933 sono considerati come mwoqgenocidi commessi da mwogIosif Stalin;cite-ref-8[8]cite-ref-9[9] tuttavia, alcuni accademici non sono d'accordo sul fatto che la carestia fosse stata provocata volontariamentecite-ref-10[10]. È stato stimato che tra 3.3cite-ref-0-11-0[11] e 3.9 milioni di persone morirono in Ucrainacite-ref-1-12-0[12] e 2 milioni morirono in Kazakistan.cite-ref-2-13-0[13]cite-ref-14[14]cite-ref-tatnmob-15-0[15]cite-ref-16[16]

Per questi motivi, una volta conosciuta la realtà del suo regime, lo stalinismo è diventato sinonimo di terrore e oppressione. Fu appunto mwyaNikita Khruščёv, salito al potere dopo la morte del dittatore dopo essere riuscito a sbarazzarsi dell'erede putativo di Stalin, mwyqLavrentij Berija, arrestandolo con un trabocchetto, a denunciare per primo i crimini di Stalin (durante il famoso mwygXX Congresso del PCUS), definendoli "violazioni della legalità socialista", e il suo mwywculto della personalità.

Critiche

Alcuni giudicano il regime di Stalin, lo stalinismo politico, come una degenerazione patologica del comunismo. Lo stesso mw1aPartito Comunista Italiano assunse questa posizione. Questo non ha impedito ad alcuni dirigenti (come nel caso, tardivo, di Palmiro Togliatti) di operare dei distinguo, separando l'azione politica di Stalin dalla sua dottrina, criticando la prima ma salvando la seconda.

I sostenitori della visione dello stalinismo politico come degenerazione che si oppone all'epoca di Lenin portano le seguenti ragioni:

1. lo stalinismo ha tratto teoricamente origine dal mw2gleninismo ma già mw2wLenin aveva previsto che la gestione del partito sotto Stalin avrebbe potuto degenerare. Nelle parole di Lenin infatti (mw3aTestamento di Lenin): "Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza."
2. Khruščёv aveva affermato: "gli stessi membri del mw3gPolitburo avevano paura di essere convocati da Stalin: non sapevano mai che cosa poteva loro capitare!". Delle 31 persone tra coloro che entrarono nei mw3wPolitburi di Lenin e Stalin (mw4a1919-mw4q1938) effettivamente solo sei sopravvissero a Stalin (mw4gAndreev, mw4wKaganovich, mw5aChruščёv, mw5qMikojan, mw5gMolotov, mw5wVorošilov). Degli altri 25: 19 furono fucilati, 2 si suicidarono e solo 4 morirono di morte naturale. Questo è apparso il tipico approccio di una certa "ortodossia" abbastanza diffusa nei partiti comunisti occidentali, dopo la destalinizzazione.

I sostenitori della visione secondo la quale invece il regime di Stalin trae origine dalle concezioni populiste verso le quali Lenin stesso indulse, e quindi, che si trattò di una degenerazione nel senso di estremizzazione, portano invece le seguenti ragioni:

1. Stalin si impadronì di un partito oramai divenuto a sua volta totalmente padrone del quadro politico, senza reali riferimenti sociali, senza interlocutori né opposizione, sostituitosi ormai allo stato, dopo la distruzione di ogni opposizione politica e dei soviet, suggellata definitivamente dalla repressione della mw6wrivolta di Kronštadt.
2. Lo stesso Trockij non riuscì ad opporsi efficacemente alla irresistibile ascesa del tiranno perché non seppe mai liberarsi del mito del partito, all'interno del quale la sua lotta politica restò sempre confinata, e non si rivolse mai alla mw7qsocietà civile per un malinteso spirito di disciplina (anch'esso fortemente derivato dalle idee del populismo russo). In ogni caso nella società civile, anche per responsabilità dello stesso Trockij, era stata fatta terra bruciata e non esistevano probabilmente più forze in grado di opporsi.
3. La "teoria del socialismo in un solo paese", un ossimoro secondo le concezioni allora correnti del movimento operaio internazionale, dei movimenti rivoluzionari europei e perfino di quelli russi, era lo sbocco inevitabile di una "rivoluzione proletaria senza mw7wproletariato" e cioè, in ultima analisi, nella dottrina comunista, di una "non rivoluzione". A questa visione possono essere ascritti critici della prima ora dello stalinismo, quali mw8aBoris Souvarine, critici di matrice socialista e in parte, salvo forse per le critiche a Trockij, di una parte del trockijsmo. È in buona sostanza se non esplicitamente condivisa, almeno sottesa all'opera di molti degli storici che si sono occupati della Russia nel mw8qNovecento e dell'Unione Sovietica, quali ad esempio in mw8gItalia mw8wPiero Melograni, in mw9aFrancia mw9qHélène Carrère d'Encausse.

Vittime

Ai nomi eccellenti di vittime delle mw-qGrandi purghe occorre aggiungere milioni di persone anonime le cui storie sono state raccontate da mw-gAleksandr Solženicyn nel suo celebre "mw-wArcipelago Gulag". Lo stesso mwaqaSolženicyn in un discorso pubblico tenuto a mwaqeNew York il 30 giugno mwaqi1975, pochi mesi dopo il suo esilio affermò:

"mwaquSecondo il calcolo degli specialisti, basati sulle statistiche più precise ed obiettive, nella Russia prerivoluzionaria, durante gli 80 anni precedenti alla Rivoluzione, gli anni dei movimenti rivoluzionari (quando ci furono attentati contro la stessa vita dello mwaqyZar, l'assassinio di uno Zar e la mwaqcrivoluzione), durante quegli anni furono giustiziati in media 17 persone l'anno. La famosa mwaqgInquisizione spagnola, nella decade in cui la persecuzione raggiunse il culmine, fu causa della morte di una decina di persone al mese. In mwaqkArcipelago Gulag cito un libro, pubblicato dalla mwaqoČeka nel mwaqs1920, che rende conto orgogliosamente del lavoro rivoluzionario svolto tra il mwaqw1918 ed il mwaq01919 scusandosi del fatto che i suoi dati erano incompleti. Nel 1918 e 1919 la Čeka assassinò, senza processo, più di mille persone al mese. Il libro fu scritto dalla stessa Čeka, prima che comprendesse come sarebbe stato visto dalla storia".

Note

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Collegamenti esterni

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